Si cresce attirando talenti prima ancora dei capitali

attirare talenti

Quante volte sentiamo frasi del tipo “abbiamo bisogno di attirare capitali (esteri) per far crescere l’economia” oppure “il nostro debito ci impedisce di investire in ricerca e sviluppo”? Siamo davvero sicuri che sia questa la metrica necessaria per crescere ed innovare? La disponibilità di capitale? Io ho un altro punto di vista.

Perchè attirare capitale non è la soluzione

Per investire in tecnologia ed infrastrutture servono capitali, è vero. Ma come scegliere la tecnologia più idonea ai nostri bisogni? Quale tecnologia mi permette di essere competitivo sul mercato rispetto ai concorrenti? Come svilupparla nella maniera più rapida ed efficiente possibile? Per fare questo, servono talenti, ancor prima che capitali.

E dove trovare questi talenti? Nel mondo globalizzato, i nostri concorrenti, le nuove soluzioni e nuovi talenti vanno cercati su scala globale.

Un esempio? Le squadre di calcio professionistiche. Quanti giocatori della nazione di provenienza della squadra in cui militano troviamo nella top 10 dei club europei? Qual era la percentuale 30 anni fa? Ad oggi le squadre scovano nuovi talenti in paesi prima impensabili. E per tesserarli prima di altri, quindi percepire il talento prima di altri, non serve il capitale. Serve saper riconoscere il talento, appunto.

Un altro esempio? Quanti studenti stranieri troviamo nelle università americane e quanti nelle università italiane? Le università americane sono in grado di attrarre talenti da ogni parte del mondo. Senza andare troppo lontano, anche il numero di studenti stranieri nelle università inglesi e tedesche è superiore rispetto a quello delle università italiane.

La mia esperienza in Germania

Prima di spostarmi in Spagna per lavorare come libero professionista, ho avuto la fortuna di lavorare per alcuni anni in Germania e di entrare in contatto con realtà dinamiche e stimolanti nel campo della ricerca e della manifattura sia in Germania che in Inghilterra. Ovviamente non ero l’unico straniero: nello stabilimento di Berlino si contavano più di 40 nazionalità diverse e la lingua ufficiale era l’inglese. Quando mi spostavo in Inghilterra non era raro interfacciarsi con altri italiani, spagnoli, messicani o francesi. Quando poi mi sono trasferito in un paese del sud della Germania, il team era composto da 15 persone, di cui un italiano (io), una francese, un cinese, una russa, un irlandese e un inglese, ovvero il 40% del team era straniero.

Viene da chiedersi: possibile che in Germania non ci siano abbastanza talenti? Del resto, il loro sistema scolastico e universitario è tra i primi in Europa e probabilmente del mondo. Perchè quindi “chiamare” persone dall’estero?

Primo motivo: per settori di nicchia l’eccellenza va ricercata su scala per quanto possibile globale.

Secondo motivo: cultura della diversità. Esperienze e culture differenti portano inevitabilmente uno scambio di idee che genera crescita ed innovazione.

Perchè gli italiani all’estero non tornano a lavorare in Italia?

Nella mia esperienza berlinese sono entrato in contatto con molti italiani che lavoravano nella mia azienda, e molti compagni di università attualmente lavorano all’estero, principalmente nei paesi del Nord Europa. Parlando con loro, tutti mi hanno confermato che in Italia si vive bene, ci sono gli affetti, ma lavorativamente è difficile.

Quali sono alcuni punti a favore di lavorare, ad esempio, come ingegnere in Germania?

  • Organizzazione del lavoro: lavorare in maniera strutturata e organizzata semplifica le attività e aumenta la produttività;
  • Salari: decisamente più adeguati;
  • Mansionario: i ruoli e le mansioni sono ben definiti, nessuno ti chiederà mai di fare qualcosa in più se non adeguatamente ricompensato;
  • Equilibrio vita-lavoro: difficilmente ti verrà richiesto di fare ferie comandate o di fare straordinario indiscriminato. La legge prevede di lavorare un massimo di 10h al giorno (pause escluse). Lavorare molte ore non aumenta la produttività, ma aumenta il rischio per l’incolumità del dipendente (anche nel tragitto lavoro-casa) e riduce l’occupazione. Fare carriera lavorando più degli altri sarebbe come fare una partita di calcio ad oltranza finché una squadra decide di fermarsi per troppa stanchezza. Portare risultati in 8h (o meno) è indice di professionalità e di efficienza.
  • Flessibilità: l’entrata e l’uscita sono per lo più flessibili e l’home office è una pratica consolidata da diversi anni.
  • Meno Stress: migliore organizzazione, mansioni chiare, equilibrio vita-lavoro e maggiore flessibilità portano a lavorare con meno stress, quindi con maggiore efficienza e soddisfazione del dipendente.

Come attirare i talenti

Quante realtà applicano un modello di questo tipo in Italia? Spero molte di più di quelle di cui ho avuto esperienza diretta o indiretta.

Perchè un talento dovrebbe scegliere l’Italia, se le condizioni lavorative sono così differenti?

Venendo al punto: quali sono le barriere principali che non ci permettono di attrarre talenti? Eccone alcune:

  • Riconoscere il talento: saper riconoscere il talento è forse la parte più difficile. Ma il talento spesso dipende dalla cultura aziendale:

“Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di rampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido” A. Einstein

  • Salari adeguati: troppo bassi rispetto alla media europea;
  • Lingua Inglese: il livello della lingua inglese è ancora troppo basso, soprattutto ad alti livelli. Senza questo minimo requisito, difficilmente i talenti arriveranno;
  • Motivazione e prospettive: sfruttare le competenze e l’inventiva dei laureati, puntare sui giovani, stimolarli e renderli parte attiva nel processo decisionale aziendale. Fare affiancamento, investire in formazione permanente. E se poi vanno via? Che succede se invece non investiamo su di loro, e poi rimangono?
  • Cultura del lavoro: lavorare per lavorare e non per raggiungere obiettivi nell’orario stabilito, organizzazione del lavoro che porta ad aumentare i livelli di stress e quindi a ridurre l’efficienza e l’efficacia lavorativa del dipendente;
  • Equilibrio vita-lavoro: maggior benessere psicofisico del dipendente.

Conclusioni

Attrarre talenti prima ancora dei capitali è, a mio parere, la strada maestra per una crescita economica sostenibile. I capitali non servono se prima non abbiamo talenti adeguati alla loro gestione. Come attrarre talenti? Una cultura del lavoro diversa, più aperta e in sintonia con il mondo globalizzato in cui viviamo, motivazioni e prospettive adeguate al talento richiesto, salari in linea con la media europea, un ambiente lavorativo che sappia interagire in inglese e salari adeguati sono alcuni spunti chiave per attrarre talenti adeguati nel nostro paese. Cambiare è difficile, cambiare cultura ancora di più, ma prima lo facciamo, e prima ne trarremo tutti beneficio.